Cosa studiare dopo la pandemia: il fabbisogno occupazionale

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“Quale Università scegliere?” 

È una delle domande più frequenti che uno studente liceale si pone. Allora parliamo di cosa sia meglio studiare dopo la pandemia. Per quanto ci pesi ammetterlo la maggior parte degli universitari sceglie il proprio percorso di studi senza aver analizzato adeguatamente il futuro contesto occupazionale che è, invece, uno dei fattori più importanti dell’obiettivo ultimo di una laurea: quello di trovare lavoro. Abbiamo così voluto analizzare differenti studi statistici, suddivisi in tre momenti diversi, per delineare un quadro dei fabbisogni occupazionali richiesti, prima della pandemia (attraverso lo studio e le ricerche sui dati ISTAT e di AlmaLaurea degli anni passati), durante e dopo, studiando allo stesso tempo le stime occupazionali future proposte prima della diffusione del Coronavirus.

Quadro occupazionale prima della pandemia

Le indagini svolte dall’ISTAT e da AlmaLaurea prima della diffusione del Covid-19 indicano un quadro molto chiaro delle tendenze dei tassi occupazionali rapportati al numero di laureati per area disciplinare. Secondo l’ISTAT, il 2019, ha segnato il primato delle aree medico-sanitarie e farmaceutiche (86.8%), seguite dalle lauree nelle discipline tecniche e scientifiche STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica – 83.6%), dall’area socio-economica (81.2%) e infine dall’area umanistica e servizi (76.7%).

AlmaLaurea, invece, mette in evidenzia le aree disciplinari con una performance occupazionale più alta entro i cinque anni dalla laurea. Risulta, ancora una volta, che i titoli nelle aree medico-sanitarie offrano sbocchi occupazionali più certi ed immediati. Le lauree triennali nelle professioni sanitarie sono, infatti, altamente specializzanti. Tra i corsi più ambiti troviamo Infermieristica, Fisioterapia, Ostetricia e Logopedia (68%). Per quanto riguarda il gruppo di Medicina (93.8%), Veterinaria (92.3%) e Odontoiatria (89.8%) il grado di occupazione è tra i più alti dell’intera area, ma entro i 5 anni dal conseguimento a causa della formazione post-laurea necessaria per l’abilitazione alla professione.

La laurea più performante dal punto di vista lavorativo nell’area tecnica e scientifica è quella in Ingegneria (con uno dei tassi più bassi di disoccupazione pari a 9.2%). Seguono le lauree in Architettura, Urbanistica e Pianificazione Territoriale (53%) e quelle meno proficue in Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, Biotecnologie, Scienze Biologiche e Scienze Geologiche (che registrano i tassi più alti di disoccupazione).

L’area socio-economica è, invece, tra le più gettonate, in particolar modo l’indirizzo economico-statistico e quello di Giurisprudenza che, come per Medicina, necessita di una formazione post-laurea. I laureati triennali in Scienze dei Servizi Giuridici, invece, registrano un ingresso nel mercato del lavoro più immediato (59%). Seguono poi le lauree a indirizzo politico-sociale (43.9%).

Infine, cresce nell’area umanistico-sociale la richiesta di laureati in Scienze della Comunicazione (49%) in relazione allo sviluppo dell’Industria 4.0 e alla digitalizzazione. È, invece, in forte diminuzione il tasso di occupazione dei laureati in Lettere e Filosofia (rispettivamente 25.8% e 31.3%).

Quali erano le previsioni occupazionali prima del Coronavirus? 

Uno dei dati più interessanti pubblicato prima della diffusione del Coronavirus è sicuramente il Report di “Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine”, elaborata da UnionCamere, Anpal e dal Sistema Informativo Excelsior. Lo studio indica una stima delle lauree più richieste nel quinquennio 2019-2023 considerando i settori che potrebbero rappresentare i più grandi trend di cambiamento di questo decennio: la globalizzazione, la digitalizzazione, i cambiamenti climatici e la diffusione della Green Economy, l’invecchiamento della popolazione con la conseguente obsolescenza di competenze etc.

Sembra che, nei prossimi 5 anni, assisteremo ad un cambiamento della struttura professionale del Paese, con un fabbisogno occupazionale che coinvolgerà il 60% di laureati e diplomati e il 35% di professionisti tecnici ad elevata specializzazione. Tra le filiere più gettonate si registrano: quella della Digital Trasformation che, con le rapide trasformazioni digitali e dell’Industria 4.0, necessita di figure professionali in grado di proporre competenze matematiche, informatiche, digitali e relative allo sviluppo delle nuove tecnologie; quella dell’Ecosostenibilità per la diffusione di processi produttivi che possano rispettare l’ambiente e ridurre l’utilizzo di materie prime; quella dell’area medico-sanitaria per la filiera di “Salute e Benessere” che punta ad un ricambio generazionale che andrà a sostituire i pensionati; e infine le filiere di ”Education e Cultura” e “Meccatronica e Robotica” che si interesseranno rispettivamente a una maggiore quantità di nuovi ingressi nelle scuole e alle trasformazioni della produzione.

Le prospettive occupazionali dopo il Covid-19.

Se prima della diffusione del Covid-19 il focus era quasi esclusivamente rivolto verso la Green Economy, con l’arrivo della pandemia si sta delineando un nuovo quadro occupazionale: la tecnologia rimane tra i settori più rilevanti, verso un futuro – dice Bill Gates – sempre più digitale. Secondo alcuni studi, infatti, sembra che questi ultimi tre mesi abbiano prodotto un’evoluzione della Digital Trasformation pari ad un lavoro di 3 anni. Tra le mansioni più richieste, si registrano quelle connesse alle figure professionali in grado di gestire nuove forme comunicative e di fidelizzazione dei clienti, i Developer (Sviluppatori), gli addetti alla CyberSecurity e tutte quelle figure legate al marketing, come gli Inserzionisti, i Publisher etc. (ANSA)

Anche l’area medico-sanitaria registra grandi richieste di infermieri e di operai in ambito chimico e farmaceutico. Sembrerebbe, inoltre, che il settore MedTech stia avendo un ruolo sempre più centrale: i professionisti della medicina e le aziende continuano a studiare per la progettazione di dispositivi e app che possano aiutare i pazienti in una diagnosi e una gestione di alcune malattie in modo sempre più personalizzato. (Il Sole 24 ore).

Cosa ti consigliamo

Le possibilità oggi sono innumerevoli. Per quanto queste stime possano essere approssimative o affidabili, è innegabile che certi cambiamenti in atto possano effettivamente ridimensionare il contesto socio-economico in cui viviamo. La scelta dell’università e degli studi futuri deve essere dettata principalmente dai propri interessi, senza dimenticare però che lo scopo finale di questi anni, oltre ad essere quello di una formazione personale, dovrà evolvere e fruttare in qualcosa di concreto. Scegli il tuo percorso universitario tenendo a mente i tuoi obiettivi futuri.

Agata Olivato
- Copywriter e Content Strategist come freelancer - Social Media Manager come dipendente - General Manager di Uniperte come investitrice - Aspirante nomade digitale

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