Perché i laureati italiani sono più apprezzati all’estero

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Una delle credenze più comuni che, ci sentiamo di sfatare oggi, è la tendenza a dipingere il sistema accademico italiano come mediocre e malfunzionante. Sembrerebbe, infatti, che le Università italiane non siano in grado di fabbricare dei dipendenti in linea con le aspettative delle PMI. Eppure, è altrettanto comune sentire parlare dei successi ottenuti dai ricercatori – l’Italia vanta, infatti, il maggior numero di scienziati premiati nel continente; e di molti laureati italiani collocati in aziende internazionali di grande prestigio.  

“I SEMPRE PIÙ GIOVANI LAUREATI ITALIANI CHE VANNO A LAVORARE ALL’ESTERO DIMOSTRANO UNA COSA: CHE LE UNIVERSITÀ DI CASA NOSTRA PREPARANO BENE”.

(GIORGIO VITTADINI)

Le Università italiane funzionano?

Quando si parla di Università italiane, si sa, il primo pensiero è sempre negativo. Nonostante le criticità di un sistema per certi versi obsoleto, abbiamo voluto analizzare, con dati alla mano, l’effettiva competitività delle nostre università, paragonate a quelle estere. Secondo i risultati dei ranking internazionali, il 40% delle università italiane rientra tra la top 1000 dei migliori atenei di tutto il mondo (su circa 20.000 università). Il risultato supera la percentuale degli Stati Uniti, della Francia, del Regno Unito, della Cina, della Spagna e della Germania.

L’accessibilità alle nostre università è paritariamente garantita

Se è vero che le tasse universitarie sono fra le più alte d’Europa, è altrettanto vero che il sistema universitario italiano è accessibile a qualsiasi fascia di reddito. Dalle più basse – grazie agli incentivi come le borse di studio e le tax free zone – a quelle più alte; cosa non sempre garantita negli altri Paesi.

Qual è la reputazione delle Università italiane?

Prendendo in considerazione le ultime ricerche e le classifiche internazionali, tra cui il QS e il THE, sembrerebbe che l’Italia non riesca mai a figurare tra i primi posti.

Questo vuol dire che le università italiane valgono qualitativamente meno di quelle estere?

Questo tipo di ranking si basa sull’analisi di diversi criteri: l’attrattività internazionale e gli scambi con l’estero, la quantità degli investimenti – anche a livello di personale accademico – la reputazione, le collaborazioni con le imprese e così via. Quindi, sebbene l’Italia non raggiunga il prestigio, la preparazione che fornisce agli studenti è invece quasi sempre omogenea in tutto il territorio italiano.

Perché all’estero i laureati italiani vengono apprezzati di più?

«Quasi uno su due degli atenei italiani è tra i migliori al mondo». Le opportunità per un’alta formazione sono addirittura più alte rispetto ad altre realtà estere. Eppure, la maggior parte delle PMI italiane spinge i giovani laureati ad emigrare, considerando la loro preparazione troppo accademica per il mondo lavorativo.

Sembra, infatti, che le imprese europee e americane propongano opportunità occupazionali più appetibili come: una formazione continua, uno stipendio più alto, una valorizzazione delle competenze, un ambiente di lavoro più organizzato, un’attenzione specifica al gender gap e la cura del work-life balance e welfare.

Tra le mete lavorative più ambite dai laureati italiani ci sono: il Regno Unito – nonostante la Brexit – la Germania, la Francia, la Svizzera e la Spagna. Qui, circa un terzo (di cui molti ingegneri) lavora in aziende multinazionali. E circa un quarto (soprattutto di laureati scientifici) lavora presso le università o i centri di ricerca.

Nonostante le poche risorse messe a disposizione dagli atenei della penisola, il livello di preparazione dei laureati in Italia risulta essere fortemente competitivo. Questo, le aziende estere, lo hanno capito bene!

L’esperienza paga più della formazione?

Studiare conviene – lo dimostra il Report di AlmaLaurea, il consorzio che riunisce oltre 70 atenei italiani. Attraverso uno studio approfondito sull’investimento nell’istruzione, sono emersi i vantaggi occupazionali dei laureati rispetto ai soli diplomati nelle scuole secondarie di II grado.

«All’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di restare intrappolati nella disoccupazione» (78.9% contro 66.3%). Inoltre, secondo le indagini effettuate nel 2015, la retribuzione di un laureato supera quella di un diplomato del 39.0%. Un altro dei vantaggi dei laureati, rispetto ai soli diplomati, è rappresentato dalla possibilità di fare carriera: un laureato a 50 anni può arrivare ad incassare più del doppio del suo stipendio iniziale.

Agata Olivato
- Copywriter e Content Strategist come freelancer - Social Media Manager come dipendente - General Manager di Uniperte come investitrice - Aspirante nomade digitale

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